La Cappella Campestre dei Santi Vittore e Corona

La chiesa dei Santi Vittore e Corona sorge fuori dal paese di Rivalta, a nord-est rispetto al centro storico, su un’altura raggiungibile dalla strada che collega Rivalta e Rivoli. Si tratta di una costruzione molto antica la cui prima traccia risale al 1047.

Pesanti rimaneggiamenti, avvenuti alla fine del diciassettesimo secolo, ne hanno alterato l’impianto medievale causando la perdita di una parte dei preziosi affreschi quattrocenteschi che decoravano la navata, riportati alla luce da un recente restauro.

Il ciclo, testimonianza del culto dei Santi Vittore e Corona, diffuso soprattutto nel Monferrato e attestato a Rivalta anche dagli Statuti del 1247 è disposto su due registri, di cui si conservano quattordici riquadri, che si inseriscono per forza drammatica, in un contesto pittorico di scuola jaqueriana.

La chiesa romanica di inizio undicesimo secolo è passata in possesso di molti personaggi fino a far parte dell’Abbazia cistercense di Rivalta.

Rifacimenti e sovrapposizioni successivi hanno stravolto l’originaria struttura: nel periodo barocco (fine diciassettesimo secolo) viene ampliata con due cappelle laterali simmetriche, due nicchie destinate ad ospitare altari minori e il portico in facciata, sulla quale è dipinto un San Vittore a cavallo con corazza, datato 1706.

Durante l’epidemia di colera del 1833 le pareti interne vennero ricoperte da un intonaco rosa, occultando gli affreschi quattrocenteschi.

Sulla parete destra è stato recuperato il ciclo di affreschi raffigurante il martirio dei due Santi Titolari, che ricorda nel trattamento espressivo gli affreschi della Chiesa di San Giovanni ai Campi di Piobesi firmati da Giovanni Beltrami; mentre sulla parete sinistra il San Sebastiano, con abiti da cavaliere, si può confrontare con il San Vito di San Pietro in Pianezza.

Sono inoltre raffigurati San Martino, San Bernardino, un Santo Vescovo e San Giovanni Battista.

Nel catino absidale la decorazione presenta al centro il Cristo Pantocratore in mandorla circondato dai simboli degli Evangelisti e la teoria degli Apostoli ai suoi piedi.

Nella parte bassa del catino spiccano le figure di San Vittore e di Santa Corona.

Sull’altare barocco è custodita in una nicchia, dietro la piccola pala, la statua del San Vittore che ogni anno viene portata in solenne processione alla chiesa parrocchiale.

I restauri degli affreschi delle pareti laterali destra e sinistra sono stati eseguiti dal laboratorio Nicola di Aramengo nel 1998.

I restauri degli affreschi dell’abside 1996-1997, dell’affresco della facciata nel 2002 e dell’altare barocco (nel 2000) sono stati eseguiti dal laboratorio Rava di Torino.

La stessa Associazione che cura le tradizionali manifestazioni in onore del Santo Patrono in maggio, denominate “La Sagra di San Vittore” si è anche occupata, negli ultimi anni di vari interventi di salvaguardia, studio, promozione e restauro nonché della conservazione dei 140 ex voto di proprietà della Cappella.

Entrando nell’abside, a destra, sul piedritto dell’arco trionfale si trova la Madonna colta nell’atto di spruzzare il latte in bocca al Bambino, che si agita vivacemente, protetto dal mantello scuro, come in una nicchia.

Alle spalle della Vergine è visibile una struttura architettonica, di due bifore gotiche, che si slanciano verso l’alto. Queste figure sono state attribuite da Augusta Lange ad un abile maestro ispirato ai modelli jaqueriani, per il trattamento delle vesti e per l’esecuzione dello sfondo architettonico.

Proseguendo verso sinistra nello sguancio sinistro della finestrella, che si apre tra San Paolo e il gruppo di apostoli di destra, si trova la natura morta di carattere liturgico: sono presenti due piccole ampolle per l’Eucarestia, un rotolo di pergamena, un aspersorio, una candela con due monete, il libro dei Vangeli ed una scatoletta per le ostie.

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