La Sacra di San Michele

A pochi chilometri da Rivalta sorge la Sacra di San Michele, un complesso architettonico collocato sul monte Pirchiriano, all’imbocco della val di Susa; è situato nel territorio del comune di Sant’Ambrogio di Torino. È il monumento simbolo del Piemonte e una delle più eminenti architetture religiose di questo territorio alpino, transito per i pellegrini tra Italia e Francia. Ristrutturato, è stato affidato alla cura dei padri rosminiani.

La Sacra detta di San Michele perché nasce e cresce con la sua storia e le sue strutture attorno al culto di San Michele che approdò in Val di Susa nei secoli quinto o sesto.

La sua ubicazione in altura e in uno scenario altamente suggestivo, richiama immediatamente i due insediamenti micaelici del Gargano e della Normandia. Fondata tra il 983 e il 987 sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano si trova al centro di una via di pellegrinaggio di oltre duemila chilometri che unisce quasi tutta l’Europa occidentale da Mont-Saint-Michel a Monte Sant’Angelo.

Si dice che la Sacra di San Michele in Piemonte si trovi esattamente a metà della Via Michelita, a 1000 chilometri da Mont Saint Michel e a 1000 chilometri da Monte Sant’Angelo in Puglia.

La leggenda vuole che questa via fu tracciata dalla spada di San Michele durante la lotta contro il demonio. Si creò così una fenditura ancora presente ma invisibile che collega le tre basiliche dedicate a San Michele.

Le fasi iniziali della nascita della sacra di San Michele sono incerte e avvolte in un’alternanza di storia e racconti leggendari. Lo storico più antico fu un monaco Guglielmo, vissuto proprio in quel cenobio e che, intorno alla fine dell’undicesimo secolo, scrisse il Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa. In questo scritto, la data di fondazione della sacra è indicata nel 966, ma lo stesso monaco, in un altro passo della sua opera, afferma che la costruzione iniziò sotto il pontificato di papa Silvestro II (999 – 1003), in precedenza abate dell’abbazia di San Colombano di Bobbio.

Per quanto concerne la data di fondazione, alcuni studiosi sono orientati ad identificare negli anni 999 – 1002 il periodo in cui nacque questa abbazia, mentre per altri la data di fondazione dovrebbe essere anticipata agli anni 983 – 987. In sostanza quindi l’origine vera e propria della costruzione risale al tempo in cui visse il santo Giovanni Vincenzo, tra la fine del decimo e l’inizio dell’undicesimo secolo.

Umberto Eco si è parzialmente ispirato a questa abbazia benedettina per ambientare il suo celebre romanzo Il nome della rosa. Inizialmente era stato proposto anche di ambientarvi l’omonimo film di Jean Jacques Annaud, scelta poi scartata dai produttori a causa degli elevati costi da sostenere.

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