Gli Intillimani nel Parco del Monastero

Uno dei più famosi gruppi della storia della musica del Novecento ha suonato l’11 settembre 2012 con la formazione Inti Ilimani Histórico, formata da tre Inti storici del gruppo, Horacio Salinas, che è stato direttore artistico negli anni più importanti del gruppo e continua ad esserlo ancora oggi, Horacio Durán e Josè Seves.

Inti-Illimani, ovvero “sole dell’Illimani”, imponente e innevata montagna che si erge nelle altezze andine di La Paz, Bolivia, è il nome con il quale gruppo fu battezzato, nel 1967, dal chitarrista boliviano Eulogio Dávalos, per la loro passione per la musica dell’altopiano andino. Gli Inti-Illimani si identificano con la storia musicale del continente latino americano, coi suoi strumenti più caratteristici.

Negli anni Settanta gli Inti Illimani furono al centro del panorama musicale internazionale quali portavoce dei diritti del popolo cileno piombato nel baratro della dittatura dopo l’11 settembre del 1973 quando il generale Pinochet fece bombardare il palazzo della Moneda dove lavorava il Presidente Salvador Allende. Gli Inti Illimani come altri artisti, scrittori e intellettuali cileni dovettero intraprendere la strada del lungo esilio. Vissero in Italia fino al 1988 anno in cui poterono rientrare nel loro Paese. Per tutti gli anni Settanta gli album degli Inti Ilimani furono ai primi posti nella classifica dei dischi più venduti nel nostro paese. Interpretarono testi di Patricio Manns, di Violeta Parra, di Sergio Ortega, di Pablo Neruda. Famosissimo il brano con cui in genere chiudono i concerti “El pueblo unido jamás serà vencido!” o la musica struggente di Alturas e altri grandi successi. Tennero concerti in ogni parte del mondo e collaborarono con artisti come Peter Gabriel, Mercedes Sosa, Violeta Parra, Victor Jara, Miriam Makeba. In Italia hanno influenzato anche musicisti di nuova generazione.

Durante il concerto, dietro il gruppo, fu sistemato dal muralista Eduardo Carrasco un murale su pannelli, una grande pittura civile.

Scrisse Alessandra Coppo per “RetroMagazine”:

Martedì 11 settembre, mentre tutto il mondo ricordava la caduta delle Torri Gemelle e l’incubo del terrorismo, molte persone hanno invece commemorato a Rivalta il golpe cileno avvenuto in quello stesso giorno del 1973. Martedì sera la cittadina alle porte di Torino si è tinta di rosso e blu come i colori della bandiera del Cile per ricordare con la musica degli Inti Illimani e il gruppo di muralisti di Eduardo “Mono” Carrasco il governo Allende e i desparecidos argentini della guerra sporca.
In mezzo ad un bellissimo parco pieno di verde si è esibito il gruppo storico cileno che attraverso la propria musica ha sempre sostenuto il presidente cileno e creduto nei diritti fondamentali dell’uomo. Mentre il gruppo dava voce a canzoni storiche e ad arrangiamenti da far venire i brividi come la canzone “via con me”, accanto al palco un gruppo di venti persone si dava da fare per dipingere un murales disegnato e idealizzato dal signor Carrasco.

Tra una pennellata e l’altra ho avuto la fortuna di scambiare due parole con il grande artista e così ho scoperto che conosce gli Inti Illimani dal lontano 1969. Insieme a loro ha combattuto per la libertà e la democrazia in Cile: lui usando i pennelli e facendo arte semplice in modo tale che potesse arrivare a tutti, gli Inti Illimani invece attraverso i suoni e le parole. Vengo a sapere inoltre che i murales erano l’espressione artistica più in voga in quel Paese fino a quando non arrivò la dittatura di Pinochet che fece coprire tutti i muri per cancellare la democrazia che una volta regnava sovrana. I murales fanno talmente tanto parte della cultura cilena che tutte le stazioni della metropolitana – un numero enorme poiché la metro di Santiago vanta la bellezza di cinque linee – sono dipinte con murales enormi in quanto lì la metropolitana è molto più ampia e meno angusta rispetto alle nostre e di conseguenza i muri sono molto estesi, alti addirittura 50 metri.
Il tempo però è sovrano e i collaboratori di Mono hanno bisogno della sua mano esperta per finire l’opera d’arte, così ci ripromettiamo un altro incontro per scoprire più a fondo cosa volesse dire vivere allora il Cile.

Il momento più toccante della serata è stato quando una mamma dei tantissimi desparecidos argentini è salita sul palco per portare la sua testimonianza. Suo figlio Alejandro non è più tornato a casa e quello che è rimasto a questa donna sono solo le sue poesie, ritrovate dentro ad uno cassetto. Lei, assieme a tante altre donne che ogni giovedì si ritrovavano in Plaza de Mayo a Buenos Aires per manifestare pacificamente e chiedere notizie dei loro figli, ora portano avanti un nuovo progetto, quello di ritrovare i figli dei desparecidos che ingiustamente sono stati strappati alle loro famiglie per essere dati a genitori adottivi benestanti. Le Abuelas ci credono nel loro compito e hanno bisogno di tutto il sostegno possibile per portare avanti queste ricerche per ritrovare la vera identità di centinaia di ragazzi ora diventati uomini.

Gli Inti Illimani hanno chiuso il concerto con la loro canzone più conosciuta, “El pueblo unido jamás serà vencido!”, invitando i muralisti a salire sul palco e cantare con loro queste parole dense di significato.
Ho avuto la fortuna di partecipare attivamente a questa serata dato che ho fatto parte del gruppo di muralisti. L’emozione di dipingere mentre un gruppo così importante suonava accanto a me è stata enorme ma le emozioni vere sono arrivate una volta salita sul palco. Da lì ho visto un pubblico eterogeneo che però ha cantato a squarciagola tutto unito una canzone che non è solo l’inno cileno a riprendersi la democrazia, è l’inno di tutti coloro che avanzano contro i soprusi e le violenze, è l’inno di coloro che credono ancora, nonostante tutto e tutti, è l’inno di coloro che credono ancora in un ideale, quello della libertà.

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