I capitelli ritrovati ed il “Maestro di Rivalta”

Nel 1932 il Museo Civico di Torino acquistava dall’antiquario Pietro Accorsi, per la cifra di Lire 5.500 quattro capitelli romanici che erano stati ritrovati nel corso di una demolizione effettuata sul luogo dell’antica prevostura, poi abbazia di Rivalta Torinese.

Il nucleo era composto da due capitelli per colonna binata, istoriati sulle quattro facce, e da due esemplari di dimensioni più ridotte, con decorazioni più semplici, costituite da fogliami e protomi animali.

L’anno successivo, Vittorio Viale, dando notizia dell’acquisizione sulla rivista del Municipio, suggeriva per la prima volta un confronto con i rilievi del Portale dello Zodiaco alla Sacra di San Michele.

La Sacra di San Michele è un complesso architettonico collocato sul monte Pirchiriano, all’imbocco della val di Susa; è situato nel territorio del comune di Sant’Ambrogio di Torino. È il monumento simbolo del Piemonte e una delle più eminenti architetture religiose di questo territorio alpino, transito per i pellegrini tra Italia e Francia. Ristrutturato, è stato affidato alla cura dei padri rosminiani.

La Sacra detta di San Michele perché nasce e cresce con la sua storia e le sue strutture attorno al culto di San Michele che approdò in Val di Susa nei secoli V o VI.

La sua ubicazione in altura e in uno scenario altamente suggestivo, richiama immediatamente i due insediamenti micaelici del Gargano e della Normandia. Fondata tra il 983 e il 987 sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano si trova al centro di una via di pellegrinaggio di oltre duemila chilometri che unisce quasi tutta l’Europa occidentale da Mont-Saint-Michel a Monte Sant’Angelo.

Si dice che la Sacra di San Michele in Piemonte si trovi esattamente a metà della Via Michelita, a 1000 chilometri da Mont Saint Michel e a 1000 chilometri da Monte Sant’Angelo in Puglia.

La leggenda vuole che questa via fu tracciata dalla spada di San Michele durante la lotta contro il demonio. Si creò così una fenditura ancora presente ma invisibile che collega le tre basiliche dedicate a San Michele.

Tra il 1120 e il 1130 lavorò alla Sacra lo scultore Niccolò. Dal protiro, altissimo a più piani, si accede allo scalone dei Morti, così chiamato perché anticamente era fiancheggiato da tombe. Qui si trova la porta dello Zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali, che all’epoca erano un modo per rappresentare lo scorrere del tempo (quindi una sorta di memento mori). In questi rilievi, simili a quelli dei popoli fantastici nella porta dei Principi di Modena, si riscontrano influenze della scuola scultorea di Tolosa.

Nel capitello con scene cavalleresche, benché non sia nota la fonte letteraria, sono identificabili quattro distinti momenti: la ferratura del cavallo, la consegna delle armi al cavaliere, il duello e, infine, la sepoltura. Non esiste purtroppo un repertorio della fortuna di questi temi nella scultura romanica dell’Italia settentrionale, ma la presenza di Nicolò alla Sacra di San Michele giustifica almeno il riferimento alle Storie di Artù della Porta della Pescheria del duomo di Modena e alla bella acquasantiera di ambito nicolesco con la leggenda del patto tra il cavaliere e il diavolo, nel Museo Civico della stessa città.

Proprio partendo dall’esame dei due capitelli del Museo Civico di Torino, Enrica Pagella (attuale Direttore di Palazzo Madama a Torino) aveva proposto, nel 1990, di identificare uno degli scultori attivi accanto a Nicolò per il Portale dello Zodiaco con il «Maestro di Rivalta», riconducendo al suo intervento il capitello con Sansone che abbatte il tempio e quello con le sirene a doppia coda.

Qualche anno dopo, il carattere composito del cantiere di Nicolò alla Sacra di San Michele trovava una clamorosa e affascinante conferma con l’identificazione, da parte di Giovanni Romano, dell’intervento di Pietro da Lione. Ne veniva per conseguenza anche un più preciso profilo del Maestro di Rivalta, portatore di un linguaggio di matrice lombarda. A questo punto, la datazione dei capitelli provenienti dall’abbazia di Rivalta, dovrà porsi in stretta contiguità con quella più probabile per il cantiere di Nicolò alla Sacra, ossia negli ultimi anni del terzo decennio del XII secolo, poco dopo la prima campagna di lavori del duomo di Piacenza.

Per la storia della scultura romanica in Piemonte, il recupero della figura del Maestro di Rivalta costituisce un importante passo avanti verso una più importante mappatura delle competenze e delle risorse presenti sul territorio.

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